Castellabate: la perla del Cilento

Castellabate: la perla del Cilento

Il nome Castellabate (Castrum Abbatis) è legato alla realizzazione del castello iniziato dall’abate Costabile Gentilcore, il quale posò la prima pietra il 10 ottobre 1123. Il centro storico di Castellabate, incluso nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, è riconosciuto dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità” nel settore del programma Man and Biosphere. Questo paesaggio culturale ha un grande valore, poiché ricco di memorie e di beni artistici e naturali. Castellabate è un borgo medievale che tuttora conserva la struttura urbana medievale: stradine, vicoletti, palazzi. brevi gradinate e case intercomunicanti dove domina la pietra grigia.

Castellabate

Il castello voluto dall’abate Costabile Gentilcore non fu solo un ambiente di culto ma anche centro sociale ed economico di grande importanza, poiché da un’intuizione dell’abate partì una riforma fondiaria portata a termine dal Beato Simeone. Egli affidò ai contadini la terra chiedendo in cambio l’impegno alla bonifica e alla coltivazione. In questo modo i proprietari terrieri e i piccoli armatori trovarono i mezzi per rendere ricco Castellabate di ville, giardini, palazzi e chiese. I due estremi del borgo, Villa Matarazzo e Villa Principe di Belmonte nella frazione costiera di Santa Maria, preannunciano l’incanto che in seguito si svela nelle stradine che conducono alla piazza, da cui si gode il paesaggio della vallata che scende al mare di Licosa. La piazza ha un perimetro di case antiche che rende astratto il mare di Licosa, il quale trova completa espressione nel castello. La fortezza, che aveva l’obiettivo di proteggere la popolazione e i traffici marittimi dalle incursioni dei saraceni, appare anche attualmente imponente e solida. Dal castello è possibile raggiungere la Basilica di Santa Maria de Giulia. L’interno di questa basilica è suddiviso in tre navate e custodisce un Polittico di Pavanino da Palermo con la Vergine in trono con Bambina, San Pietro e San Giovani Evangelista e un dipinto trecentesco raffigurante San Michele Arcangelo vittorioso su Satana. Di fronte alla basilica vi è un altro luogo di culto: la piccola Chiesa del Rosario della seconda metà del Cinquecento.

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